Evento in Cascina Cuccagna,
27 febbraio 2026
Per la garanzia di un cibo dignitoso e giusto
Il 27 febbraio 2026, dalle ore 17.00 alle 19.00, presso Cascina Cuccagna a Milano, abbiamo ospitato l’evento “Povertà alimentare: dati, evidenze, prospettive”, promosso da EStà insieme a OIPA – Osservatorio Italiano su Povertà e Insicurezza Alimentare, Azione Contro la Fame, grazie al contributo della Fondazione Heinrich-Böll, Ufficio di Parigi.
Attraverso dati, analisi ed esperienze concrete, il panel ha offerto uno sguardo articolato sul fenomeno: dalle dimensioni strutturali della povertà alimentare alle criticità dei sistemi di risposta, fino alle prospettive di intervento e alle responsabilità condivise tra politiche pubbliche, terzo settore e territori.
L’iniziativa nasce dalla necessità di superare approcci emergenziali basati su modelli caritatevoli per costruire strategie integrate, fondate su evidenze e collaborazione per garantire un diritto al cibo dignitoso e giusto. L’evento emerge da un percorso di confronto tra organizzazioni impegnate nella ricerca, nell’analisi e nell’intervento sul tema della povertà e dell’insicurezza alimentare in Italia e in Europa, con l’obiettivo di mettere in dialogo approcci diversi a partire da lavori di ricerca e report recentemente pubblicati.


L’incontro è stato aperto da un’introduzione a cura di Marc Berthold dell’Ufficio di Parigi di Fondazione Heinrich Böll e di Andrea Di Stefano, Presidente di Cascina Cuccagna.
Il panel centrale, moderato da Franca Maino (Percorsi di Secondo Welfare e Università degli Studi di Milano), si è sviluppato a partire da una domanda condivisa posta a tutte e tutti i relatori: Quali elementi innovativi emergono dalle analisi svolte? Quali criticità persistono? E come proseguire, guardando al futuro?
Tra gli esperti:
Davide Marino (OIPA – Osservatorio Povertà e Insicurezza Alimentare; CURSA)
Francesca Federici (EStà – Economia e Sostenibilità)
Giulia Carlini (Azione Contro la Fame)
Roberto Sensi (ActionAid Italia)

Francesca Federici (EStà) ha proposto una lettura comparata dei modelli di contrasto alla povertà alimentare in Italia, Francia e Germania, concentrandosi in particolare sul ruolo del Terzo Settore. Trasversalmente ai tre modelli emerge una tensione tra approccio caritativo e modelli fondati su dignità, partecipazione e cittadinanza attiva. La riflessione si è spinta oltre l’idea di aiuto alimentare come semplice distribuzione di beni, proponendo visioni orientate alla democrazia alimentare e al riconoscimento del cibo come diritto universale.

Davide Marino (OIPA – Osservatorio Povertà e Insicurezza Alimentare; CURSA) ha posto al centro del suo intervento il tema della misurazione. La povertà alimentare, ha evidenziato, è un fenomeno multidimensionale ma ancora poco misurato in modo sistematico. I dati disponibili sono frammentati, disorganizzati, spesso non comparabili. Da qui l’idea che “misurare sia il primo passo per cambiare”. Il lavoro dell’Osservatorio si è sviluppato negli ultimi anni attraverso report annuali, atlanti territoriali e l’elaborazione di indicatori innovativi capaci di leggere il fenomeno nelle sue diverse dimensioni: accesso economico e fisico al cibo, distribuzione territoriale dell’aiuto alimentare, connessioni con salute e malnutrizione, ruolo delle mense scolastiche. Centrale è anche il riferimento al diritto al cibo, sviluppato in dialogo con la FAO, con la consapevolezza che la vera sfida non è solo affermarlo a livello dichiarativo, ma tradurlo in strumenti operativi all’interno delle politiche urbane.
Giulia Carlini (Azione Contro la Fame) ha posto l’accento sulla necessità di superare l’approccio emergenziale che caratterizza tanto le politiche pubbliche quanto molte iniziative del terzo settore. I dati mostrano chiaramente che i principali fattori di rischio della deprivazione alimentare sono di natura economica: bassi redditi, precarietà e lavoro povero. Senza intervenire su queste cause strutturali, l’aiuto alimentare resta una risposta compensativa.
Roberto Sensi (ActionAid) ha sottolineato come gli interventi attuali risultino ancora troppo settoriali rispetto alla multidimensionalità dell’insicurezza alimentare. A livello nazionale il sistema appare fragile e frammentato; a livello territoriale emergono esperienze innovative, ma disomogenee. Le politiche locali del cibo possono rappresentare una leva strategica, purché siano sostenute da risorse adeguate e da una cornice chiara fondata sul diritto a un’alimentazione adeguata. Fondamentale è anche il ruolo dell’advocacy: orientare priorità politiche e normative affinché il diritto al cibo diventi un riferimento esplicito nelle politiche pubbliche.

Il dialogo con il pubblico ha ampliato ulteriormente il quadro. È emersa la consapevolezza che la povertà alimentare in Italia rappresenti un fenomeno relativamente recente nella percezione collettiva, legato a disuguaglianze strutturali ormai evidenti anche in città come Milano. Si è discusso delle differenze tra modelli nazionali, del ruolo delle misure di accompagnamento, della difficoltà di reperire dati trasparenti e comparabili sulle politiche attive. È stato sollevato il tema della qualità alimentare, con riferimento alla diffusione di cibi ultraprocessati e ai rischi per la salute, evidenziando come la povertà alimentare non riguardi solo la quantità ma anche la qualità del cibo disponibile. Più interventi hanno insistito sulla necessità di sviluppare strumenti di valutazione dell’impatto, integrando dati quantitativi e qualitativi e costruendo indicatori condivisi per evitare frammentazioni e sovrapposizioni. È stata inoltre richiamata la dimensione europea, con riferimento alle iniziative legate alla Child Guarantee e alle strategie anti-povertà, sottolineando la difficoltà di trasformare programmi temporanei in politiche strutturali.


Nelle conclusioni, Andrea Calori (EStà) ha rimarcato come l’incontro non fosse un punto di arrivo ma l’avvio di un percorso. Pur partendo da approcci differenti – statistico, comparato, sociale, di advocacy – le organizzazioni presenti condividono una lettura comune: la povertà alimentare è un fenomeno complesso, multidimensionale, che richiede dati solidi, visione trasformativa e coordinamento multilivello. Non è sufficiente migliorare l’efficienza della distribuzione alimentare; occorre incidere sulle condizioni di vita, tenendo insieme dimensione locale e quadro internazionale, relazione orizzontale tra soggetti diversi e dialogo verticale tra livelli di governo. In assenza di luoghi stabili di confronto e di tavoli dedicati, il rischio è che il tema resti frammentato.
L’incontro si è così configurato come un primo passo verso la costruzione di uno spazio condiviso di lavoro, capace di integrare ricerca, amministrazioni e società civile, con l’ambizione di contribuire a politiche del cibo più eque, strutturate e fondate sul diritto. Con l’intenzione di continuare a lavorare insieme per portare il tema della povertà alimentare al centro dell’agenda pubblica, con strumenti di analisi solidi e visioni capaci di generare cambiamento.
Ringraziamo i partecipanti per l’interessante dialogo generato dagli interventi a seguire, tra gli invitati: istituzioni locali, organizzazioni di settore e fondazioni. L’evento è stato possibile grazie al supporto dell’Ufficio di Parigi di Fondazione Heinrich Böll, che ringraziamo particolarmente, e con il quale da anni portiamo avanti una ricerca comparativa che analizza politiche e modelli di intervento in Italia, Francia e Germania per capire come diversi assetti istituzionali affrontano la povertà alimentare e quale ruolo assegnare alle politiche pubbliche, al welfare e alle reti civiche.

Il primo volume è “Climate, Poverty and Policies: food systems in France, Germany and Italy“(2024), il secondo è “Three different models of food poverty intervention: Italy, France, Germany” (2025).