Il nostro Edgar Morin
Edgar Morin, scomparso alla vigilia dei suoi 105 anni, è stato giustamente ricordato come una delle più grandi figure intellettuali degli ultimi decenni. Il suo pensiero e la sua azione lo hanno portato spesso controcorrente: partigiano nella Francia occupata dai nazisti, teorico dell’interdisciplinarità in un’accademia che separava rigidamente i saperi, studioso della complessità in un’epoca sempre più incline alla semplificazione dei messaggi. Ma l’eredità più importante che ha lasciato a molti, e tra questi – si parva licet – anche a EStà, è la necessità di una mente globale, capace di non separare conoscenze e concetti, bensì di collegarli e comprenderne in profondità le relazioni reciproche. In questo ambito non c’è forse espressione più rappresentativa di quella con cui Morin richiama la necessità di collegare sempre la parte al tutto, il tutto alle parti e le parti tra loro.
La scelta di chiamarci Economia e Sostenibilità e di affrontare la sostenibilità come una questione insieme ambientale, sociale, economica e culturale non sarebbe nata senza l’influenza del pensatore francese.
In un mondo frammentato, confuso, attraversato da narrazioni spesso episodiche e decontestualizzate, resta inoltre di straordinaria attualità un’altra sua riflessione:
«È necessario promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali e fondamentali per inscrivere in essi le conoscenze parziali e locali. Questo è un problema capitale e sempre misconosciuto1».
Ogni attività di ricerca, formazione o analisi che rinunci a questo approccio rischia di produrre letture parziali, incapaci di incidere realmente sulla comprensione della realtà. Il lavoro che abbiamo cercato di svolgere in questi anni, al di là dei risultati che lasciamo valutare a chi ha collaborato con noi, ha sempre provato a tradurre concretamente questa ispirazione.
C’è infine un ultimo aspetto del lascito di Morin che sentiamo particolarmente vicino: l’idea che il sapere non debba limitarsi a descrivere il mondo, ma contribuire a trasformarlo. Comprendere i nessi tra i problemi, individuarne le cause e valutarne le conseguenze non è un esercizio neutrale: è il presupposto per immaginare e costruire il cambiamento. Dalle grandi visioni di lungo periodo fino alle raccomandazioni che concludono un rapporto di ricerca, l’idea di una conoscenza al servizio del miglioramento sociale rappresenta uno dei contributi più fecondi del pensatore francese. Ed è forse uno dei modi migliori per continuare a far vivere il suo insegnamento.
Massimiliano Lepratti, EStà – Economia e Sostenibilità
1) E. Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Cortina, Milano, 2001, p. 12 dell’edizione italiana.